Il governo Letta all’ultimo rush sulla Finanziaria minimalista

Tempestiva sulla finanza pubblica, in modalità “inseguimento” sulle scelte industriali e minimal sulla crescita. Finora, e in attesa della prima stesura della legge di stabilità in arrivo per martedì, la politica economica del governo Letta si è così caratterizzata. Lo conferma il Consiglio dei ministri, quello della cosiddetta “manovrina” approvata per far sì che il rapporto deficit/pil non superi il tetto del 3 per cento nell’anno in corso. Durante la giornata, si era ipotizzato che i necessari 1,6 miliardi di euro si sarebbero trovati anche grazie a un robusto aumento delle accise, oltre che con acconti di Ires e Irap.
9 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 14:16 | 22 AGO 20
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Tempestiva sulla finanza pubblica, in modalità “inseguimento” sulle scelte industriali e minimal sulla crescita. Finora, e in attesa della prima stesura della legge di stabilità in arrivo per martedì, la politica economica del governo Letta si è così caratterizzata. Lo conferma il Consiglio dei ministri, quello della cosiddetta “manovrina” approvata per far sì che il rapporto deficit/pil non superi il tetto del 3 per cento nell’anno in corso. Durante la giornata, si era ipotizzato che i necessari 1,6 miliardi di euro si sarebbero trovati anche grazie a un robusto aumento delle accise, oltre che con acconti di Ires e Irap. L’esecutivo ha smentito il ricorso all’inasprimento fiscale e ha poi confermato tagli lineari ai ministeri e agli enti locali per 1,1 miliardi, oltre alla vendita di immobili del Demanio per 500 milioni alla Cassa depositi e prestiti. Sulla politica industriale, si rincorrono invece i guai di Alitalia e l’annunciata scalata della spagnola Telefonica su Telecom Italia. Ora il governo, con un decreto attuativo di una norma introdotta dal governo Monti, punta a riservare poteri speciali – la cosiddetta golden power – anche nelle reti delle comunicazioni ritenute “di rilevanza strategica”. A questo punto si avvicina l’appuntamento più atteso, quello con la Legge di stabilità, l’ex Finanziaria. Il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sarà da oggi a Washington per i meeting annuali del Fondo monetario internazionale (vedi articolo a pagina tre), e comunque sia tra cinque giorni, entro il 15 ottobre, il governo deve predisporre e inviare alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio, contenente le stime degli effetti sui saldi di bilancio e sull’economia dei principali provvedimenti della Legge di stabilità. La Commissione entro il 30 novembre esprimerà le proprie valutazioni pubbliche, ed è la prima volta che succede. Governo e Parlamento, salvo entrare in esercizio provvisorio, avranno tempo fino al 31 dicembre per approvare la Finanziaria. Quest’ultima è intitolata alla “stabilità” ma – ha annunciato da tempo Enrico Letta – conterrà la misura più significativa finora messa in campo per stimolare la crescita, l’alleggerimento del cuneo fiscale.
La riduzione del cuneo fiscale, cioè di quel divario tra stipendio del dipendente e costo del dipendente stesso per il datore di lavoro, è il quid sviluppista che caratterizzerà la manovra. Con auspicati effetti positivi sul pil nel 2014. Quest’anno il tasso di crescita sarà ancora negativo, meno 1,7 per cento secondo l’esecutivo, l’anno prossimo sarà pari a più 1 per cento. Finora però l’operato dell’esecutivo Letta, sostenuto da Pd, Pdl e Scelta civica, non ha troppo influito sul rilancio dell’economia. Lo dicono i suoi stessi documenti ufficiali. Nella nota di aggiornamento del Def approvata ieri dalla Camera, il ministero dell’Economia valuta infatti in uno 0,1 per cento di pil aggiuntivo per il 2013 “l’impatto macroeconomico” dei principali “provvedimenti del 2013 per il rilancio” (finanziamento ammortizzatori sociali, sospensione Imu, sgravi per edilizia e risparmio energetico, decreto del Fare e dl Semplificazioni, interventi per l’occupazione giovanile). Più difficile calcolare l’impatto dello smaltimento dei debiti delle Pubbliche amministrazioni: al 24 settembre risultano messi a disposizione degli enti pubblici debitori 17,9 miliardi, dice il Mef, e gli stessi enti hanno “provveduto a pagare ai propri creditori debiti scaduti per 11,3 miliardi (57 per cento dell’importo stanziato)”.
Molte le speranze riposte dunque nella riduzione del cuneo fiscale, anche se finora le indiscrezioni parlano di 3-5 miliardi di euro a disposizione per il 2014, cioè meno della metà di quanto richiesto da Confindustria. Nella Legge di stabilità verrà introdotta anche la Service tax, mentre per compensare i comuni del mancato gettito dall’Imu sulla prima casa dovranno essere previsti trasferimenti (2 miliardi secondo il Sole 24 Ore). Per il Corriere della Sera, 8-10 miliardi serviranno per trasferimenti ai comuni, cassa integrazione in deroga, missioni militari, Anas e Fs. Complessivamente, le risorse “mobilitate” dalla Legge di stabilità, tra tagli e riallocazione di risorse, ammonteranno a quasi un punto di pil. Il “range” di cui si è discusso finora, tra i 10 e i 15 miliardi, è però ancora troppo ampio per esprimere valutazioni, dicono gli esperti. Anche perché le coperture sono in corso di decisione. Ci sarà un’accelerazione sulle privatizzazioni, anche se è ancora lontano l’obiettivo dei 15 miliardi l’anno promessi nel 2012 dall’ex ministro del Tesoro, Vittorio Grilli. Saccomanni punta di più sui tagli alla spesa pubblica, inclusa la revisione dei sussidi alle imprese e delle tax expenditures, dossier su cui sta iniziando a lavorare Carlo Cottarelli, in arrivo dal Fondo monetario internazionale. Lo stesso Fmi che ieri osservava i risultati positivi del nostro paese sul fronte dell’avanzo primario, ma prevedeva pure un rapporto debito/pil ancora in aumento nel 2014 (133,1 per cento). Finché la strategia di crescita resterà “minimal”, quella traiettoria cambierà di poco.